Interviste: Yoga con Anne-Michèle Hambye

per Beatrice2.jpgChi sei?
Mi chiamo Anne-Michèle Hambye  e sono d’origine Belga. Dopo la scuola di teatro,  di circo e  la laurea in educazione, mi sono trasferita in Italia 13 anni fa. Ho  ristrutturato una casa in Piemonte per farne un centro di rigenerazione. Durante questo periodo mi sono formata sia nell’arte del costruire che quella del movimento: yoga

Cosa fai?
Ispirata dalla Nuova Volontà Yoga insegno gli esercizi fisici dello yoga: ãsana e  guido i turisti nella natura o in città. In ambedue discipline seguo l’obbiettivo di facilitare le relazioni mediante una percezione guidata delle diverse forme circondanti. Nella pratica dello yoga cerco di stimolare il portamento leggero e la dinamica della schiena. Oltre all’estetica di un portamento ben innalzato, questo può anche facilitare le percezioni nella vita sociale.

Dove lo fai?
Nelle Valle delle Giudicarie a Tione, Comano Terme, San Lorenzo in Banale e nella Valle dei Laghi, ad Arco e Riva del Garda. Mi sposto anche per un weekend in altri regioni dell’Italia. Ho scelto di andare incontro ai partecipanti invece di avere un centro fisso. Però creare uno studio dedicato alla rigenerazione è un progetto che sto concretizzando in Val di Ledro ( TN).

Che cosa ti emoziona di più di ciò che fai e che emozione/i ti dà?
Ciò che mi tocca veramente è vedere i progressi dei partecipanti: quando vedo che sono più flessibili, più dinamici, che il senso per l’estetica del movimento cresce, che la fronte e lo sguardo sono più chiari e, per lo più, quando capiscono il processo che forma l’esercizio.

In che modo la tua attività è legata alla tematica “intelligenza emotiva”/riconoscimento delle emozioni? In altri termini, in che modo le emozioni sono legate all’attività che svolgi?

Nella pratica dello yoga le emozioni ricevono poca attenzione e ci si concentra piuttosto su quelli che possiamo chiamare i “sentimenti sottili”. Le emozioni con i loro sali e scendi possono essere viste come le onde del mare, mentre i “sentimenti sottili” come la sua profondità. Il processo che idealmente dovrebbe avvenire è che la zavorra delle emozioni come odio, disprezzo, passione, depressione, esaltazione ecc… dovrebbe ritirarsi un po’ per dare spazio a dei sentimenti più essenziali. Questi ultimi sono spesso presenti nella nostra vita però prestiamo loro poca attenzione.

Come si fa in pratica?

Per un paio di lezioni ci fissiamo un tema, un’idea che vogliamo approfondire. Questo tema ha poco a che fare con il “ come mi sento”, “ come mi trovo”, “quanto alta è oggi la mia autostima”. È piuttosto come un’”immagine calma” alla quale rivolgere la nostra attenzione e che lascia sbucare durante la pratica degli esercizi un “sentimento sottile”. Quanto spesso dico agli allievi: “Prima di fare, pensate l’esercizio.”; con questa attività di riflessione e immaginazione, i sentimenti sottili possono essere percepiti..

Un esempio?

Halasana la posizione dell’aratro, ricorda l’ancestrale attrezzo dell’aratro. È contraddistinta da un sentimento d’ampiezza nella strettezza. La testa riposa al pavimento, quando il tronco e le gambe si trovano sopra la testa. La posizione stessa dà un sentimento di strettezza. Il sentimento dell’ampiezza invece viene dalla differenziazione tra la base dell’esercizio, la testa “tranquilla” e la parte mediana della schiena che si innalza per trovare un’estensione in alto che poi si prolunga nella gambe, e in un movimento delle braccia in senso contrario. Il respiro è profondo nella parte dell’addome. Il pensiero della differenziazione dell’attività guida il movimento e lascia scaturire un sentimento particolare: vivere nella strettezza l’ampiezza, l’estensione. Questo sentimento non viene né dal corpo, né a caso, ma deve essere proprio creato prima attraverso un’immagine mentale.

Il partecipante che vuole approfondire l’idea di ampiezza nella strettezza nell’immagine dell’aratro, può anche scoprire nel suo quotidiano esattamente delle vicende in cui si trova nella strettezza ed grazie alla sua attività si sviluppa una nuova estensione, una trasformazione.

Che valore ha per te lavorare con e/o attraverso le emozioni?
I miei corsi sono molto pratici, impariamo le diverse posizioni, la loro specifica dinamicità e la loro forma. Ci alleniamo a formare il corpo, ma anche l’idea caratteristica della posizione. Mediante la ripetizione di questo processo, in cui emozioni meno importanti svaniscono e altre più profonde prendono la guida, possiamo portare più ordine nella nostra consapevolezza. Lasciare cadere dalle nostre spalle la zavorra di emozioni pesanti, per scoprire sentimenti più essenziali e così raddrizzare la nostra schiena è per me un importante valore.

Che cosa ti piace di Training In Emotions?
Conosco Training in Emotions tramite Beatrice Monticelli. Se la sua persona riflette il loro lavoro, allora posso dire che è l’entusiasmo e lo spirito di ricerca che mi piacciono! Mi piace anche “Facilitare” come parola chiave perché dall’inizio si posiziona al fianco e dà lo spazio per lo sviluppo della persona. Fa “solo” che facilitare…

Ci lasci dei riferimenti attraverso i quali le persone che leggono possano contattarti o approfondire quanto tu proponi?

In estate propongo 6 lezioni alle settimana accompagnate con delle paseggiate ad Andalo

www.arte-movimento-yoga.it

facebook e LinkedIn Anne-Michèle Hambye

Mobile: 0039 371 15 965 15

 

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Interviste: Tai Chi Chuan con Gastone Lomartire

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Chi sei?

Sono un uomo impegnato nel mio lavoro con i gruppi, con le realtà aziendali e sociali, utilizzo tutte le mie competenze e conoscenze per promuovere esperienze intersettoriali a favore della crescita delle persone e del miglioramento degli ambienti circostanti per lo sviluppo di una nuova ecologia e sostenibilità della dimensione personale e sociale!

In questo senso il fine ultimo del mio impegno si caratterizza nella promulgazione di una nuova visione di Formazione Permanente (detta anche Lifelong Learning), ossia l’insieme dei processi di apprendimento che si verificano dopo la fase di formazione scolastica, universitaria o lavorativa, atti ad arricchire le competenze, non solo professionali, ma anche individuali, sociali, relazionali, umane e spirituali delle persone, assolutamente necessarie ad una partecipazione attiva e viva alla crescita della conoscenza e della comunità”.

Cosa fai esattamente?

Interventi multisettoriali per favorire la Crescita Personale e il miglioramento degli ambienti circostanti, utilizzando strumenti di Mindfulness e Pratica Meditativa, Pratiche Yoga, Tai Chi Chuan e Qi Gong e facilitazione delle abilità interpersonali nei Gruppi.

ESTERNODove lo fai?

Principalmente a Roma presso la scuola “Il centro del Loto”, ma da sempre mi piace spostarmi sul territorio nazionale, immersi nella natura e comunque in luoghi lontani dal caos e dal traffico fisico e mentale. Posso collaborare con le aziende per la creazione di progetti ad hoc.

Che cosa ti emoziona di più di ciò che fai e che emozione/i ti dà?

Mi emoziona il “Valore” implicito della relazione, lo scambio umano e vitale che si crea durante i miei training. Mi emoziona trovarmi in azione e poter scomparire per aprirsi ad uno stato di flusso.

Spesso posso provare, paura, sorpresa, quiete profonda o agitazione, tristezza o grande gioia, disappunto o empatia, è sempre bello cavalcare queste forze!

In che modo la tua attività è legata alla tematica “intelligenza emotiva”/riconoscimento delle emozioni? In altri termini, in che modo le emozioni sono legate all’attività che svolgi?

Lavorare con se stessi e con gli altri, se non si vuole rimanere su un piano esteriore o superficiale, significa inevitabilmente approfondire consapevolezza e autoconsapevolezza. E’ sviluppare empatia per se stessi e per gli altri. E’ permettersi di sentire le emozioni come energia e fluirla. Questo è un aspetto portante dell’Intelligenza Emotiva.

G3 seppiaChe valore ha per te lavorare con e/o attraverso le emozioni?

Le emozioni sono nel corpo, solo nel corpo si possono Sentire. Nello stesso tempo sono un aspetto della nostra mente. Lavorare per un’Intelligenza emotiva vuol dire scegliere di prendersi responsabilità nei confronti di se stessi, della propria maturazione umana e spirituale nonché essere più sinceri, più vivi, più connessi con sé e con gli altri! Ma alla fine scoprire che il nostro stato mentale naturale è superato il legame con le emozioni!

Che cosa ti piace di Training In Emotions?

Oggi, soprattutto in Italia abbiamo un enorme bisogno di Sinergia! Il progetto Training Emotions può essere un ottimo catalizzatore di confronto e sinergia tra persone e professionisti riguardo un tema che può stare al centro delle nostre relazioni!

Ci lasci dei riferimenti attraverso i quali le persone che leggono possano contattarti o approfondire quanto tu proponi?

Gastone-LomartireGastone Lomartire

Tel. 335.5763992

www.centrodelloto.it

info@centrodelloto.it

 

 

 

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#TiE e la Bioenergetica: intervista a Clara Pintarelli

Psicodinamica
Diamo l’inizio ad un ciclo di interviste a dei professionisti, di varie discipline che parlano di emozioni e che propongono attività diverse  per singoli e gruppi di persone.  L’idea nasce anche al fine di collaborare con loro nei  nostri corsi TiE ed apprendere nuovi modi per imparare ad essere emotivamente consapevoli. 

Questo primo appuntamento è con Clara Pintarelli.

Chi sei?


Sono psicoterapeuta e conduco incontri/gruppi di crescita personale usando la Bioenergetica e la Psicosintesi. Mi sono occupata per molto tempo di preparazione alla nascita; con le gestanti e le puerpere ho lavorato sulle emozioni  nelle  due fasi della vita in cui emergono in maniera vivida.

Cosa sono la Bioenergetica e la Psicosintesi?

La bioenergetica, disciplina fondata da Lowen, parte dal presupposto che ogni individuo disponga di un’energia vitale, essenziale sia per un’interazione fra corpo e mente, sia per il controllo degli stati fisici e di quelli mentali, mentre la psicosintesi  consiste nello sviluppo dell’idea che già aveva costituito motivo di contrasto tra Freud e Jung, secondo la quale, nella «cura dell’anima», alla fase analitica, deve seguire una fase sintetica, cioè più attiva e orientata alla scoperta della volontà personale.

La mia passione per la Bioenergetica mi ha permesso di valorizzare il lavoro corporeo come mezzo per influire positivamente sull’equilibrio psico-fisico delle persone e come mezzo per esplorare i diversi cambiamenti che avvengono nelle varie fasi dell’esistenza.

Grazie al mio amore per la Psicosintesi, corrente psico-esistenziale che tende allo sviluppo della personalità, intesa come totalità bio-psico-spirituale, ritengo, come già ha affermato da Assagioli, padre di questa metodica, “che tutti hanno il potere di attuare le proprie potenzialità per esprimersi appieno”. In quest’ottica quindi anche il disagio psicologico può essere considerato come un passaggio all’interno del più ampio processo di maturazione della persona. Mi piace dire come Alba Marcoli nel suo bel libro “Passaggi di vita” che le crisi ci spingono a crescere.

 

Cosa fai?
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Promuovo incontri di sostegno sopratutto nei passaggi di vita, perchè ritengo che le crisi, se supportate, ci spingono a crescere. Credo nella condivisione tra pari, mi ritengo soprattutto una facilitatrice e di aver la capacità di far riflettere sui propri vissuti emozionali. Il lavoro corporeo che propongo sia individualmente che a livello gruppale lo sento complementare alla parte verbale perché aiuta l’affiorare di aspetti di profondità e di conoscenza.

Dove lo fai?


Ultimamente nel mio Studio, dove c’è uno spazio adatto a lavorare in gruppo; nelle sedi di Psicosintesi che ci sono in varie parti d’Italia, nelle biblioteche, in sedi dove lavorano con puerpere, associazioni e cooperative di formazione per educatori e che promuovono una genitorialità consapevole.

Che cosa ti emoziona di più di ciò che fai e che emozione/i ti dà?


Citando il titolo di un libro di tanti anni fa, sono certa che “Ogni  vita merita un romanzo” e mi emoziona che giorno dopo giorno , i pazienti mi invitano nei luoghi più intimi delle loro vite. Mi emoziono quando sento che terapeuta e paziente sono come “compagni di viaggio”, termine che abolisce le distinzioni tra “loro” (coloro che soffrono) e “noi” ( i guaritori).

In che modo la tua attività è legata alla tematica “intelligenza emotiva”/riconoscimento delle emozioni? In altri termini, in che modo le emozioni sono legate all’attività che svolgi?


Una delle domande che mi faccio ogni volta che sono di fronte a vicende di vita è che emozione ci sta sotto; spesso inizio le sedute chiedendo quale è l’emozione prevalente.Il tema più frequente con cui conduco i gruppi è quello delle emozioni. All’inizio del mio lavoro con la bioenergetica si metteva molto l’accento sulla rabbia, mentre ultimamente mi sembra di dovermi confrontare di più con la tristezza.




Che cosa ti piace di Training In Emotions?


Il valore che si dà al riconoscimento dei bisogni ed emozioni. Non mi piacerebbe vedere che nel tempo le persone diventassero analfabeti di ritorno del linguaggio delle emozioni perdendo così una competenza, diventando più bravi a reprimere gli stati d’animo invece che viverli e gestire le azioni che ne seguono. In Training In Emotion si va contro la tendenza di indurre blocchi delle emozioni, tanto da essere espresse in modo sempre più problematico e stereotipato, senza modulazioni chiare e personali.

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Dove possono contattarti le persone che leggono o approfondire quanto tu proponi?

Clara Pintarelli , psicologa, psicoterapeuta, lavoro a Trento ed il mio contatto è 3334709364.

 

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Perché regalarsi un Corso T.i.E.?

io-e-le-domandeSiamo abituati a regalarci un abito nuovo, l’ultimo aggeggio tecnologico che abbiamo visto alla pubblicità, delle scarpe che abbiamo visto indosso a un amico, una nuova giacca, insomma, oggetti di vario tipo. Qualche volta, siamo capaci di regalarci dei momenti di evasione, cene con gli amici, fughe d’amore in qualche centro benessere o dei viaggi in mete sconosciute. Oppure, siamo abituati a privarci di cose, tempo, spazio per noi, dando priorità ad altro ed altri, sicuri che prima o poi, avremo modo. Semplicemente, rimandiamo.

Quanto spesso siamo disposti a regalarci del tempo per noi? Per staccare la spina dal resto del mondo e immergerci veramente in un mondo di completa scoperta, di sorprese, di novità e di esplorazione più autentica?

 Ammettiamolo, spesso ci sembra tempo non ben investito o addirittura buttato.

Ma il viaggio dentro noi stessi è il vero viaggio di scoperta, durante il quale ci accorgiamo di aver viaggiato sempre tanto nella nostra vita e qualche volta di aver addirittura corso senza sapere effettivamente dove stavamo andando.

Il vero viaggio di scoperta, che ci permette di conoscere autenticamente il nostro “io” e i nostri funzionamenti, ci apre gli occhi e ci fa vedere i luoghi che frequentiamo tutti i giorni con occhi nuovi, nuove prospettive e nuova consapevolezza.

Ci accorgiamo così che muoversi in lungo e in largo non ha molto senso se non sappiamo dove andare, perché come diceva Seneca, nessun vento è favorevole per il marinaio che non conosce la rotta da dare al suo timone.

Regalarsi un T.i.E. significa prendersi e permettersi del tempo per sé,  accolti in un contesto sicuro che ci apre al mondo, dove esplorare le proprie emozioni ed imparare a viverle in un’ottica pro-attiva, piuttosto che re-attiva.

Regalarsi un T.i.E. è offrire a se stessi l’opportunità di esplorare, ritornando al vero cuore del nostro io, per vivere le relazioni esterne con serenità e in un’ottica costruttiva.

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Giallo come Gioia e Rosso come Rabbia?

emisferiOggi vi parliamo del colore delle emozioni! Di che colore è la gioia? La paura? La tristezza?

Probabilmente ognuno di noi risponde in modo diverso a queste domande ma alcuni test dimostrano che in linea di massima le tonalità di colore che attribuiamo alle emozioni, sono simili per tutti gli esseri umani. Difficilmente qualcuno risponderà che la gioia è marrone! 🙂

La Natura stessa ha dipinto di colori specifici degli animali molto velenosi… guardate queste immagini delle più velenose rane del mondo, i loro colori sono estremamente sgargianti e d’impatto perché vogliono inviare dei messaggi immediati e di allerta.

I colori comunicano per natura e lanciano messaggi che risvegliano il nostro mondo emotivo sì, anche per l’uomo!

Utilizzare i colori per esplorare il proprio mondo emotivo è una pratica di cui già lo psicoanalista Carl Jung nei primi anni del XX secolo aveva notato la grande utilità, osservando dei benefici visibili sul piano psichico, per la sua capacità di calmare la mente e ridurre lo stress.

Questo perché quando si colora il cervello entra in uno stato simile alla meditazione; aumenta la consapevolezza, riaffiorano alla mente conoscenze che avevamo interiorizzato e dimenticato, pensieri ed emozioni che avevamo nascosto dentro di noi.

Concentrandoci sull’attività del colorare, la nostra mente entra in uno stato di “flusso”, smette di correre qua e là in preda ai pensieri e lascia il posto alla calma interiore. In questa condizione, tutto ciò che avevamo nascosto, perché nell’agire quotidiano ci disturbava o rallentava, emerge dall’inconscio e in questo stato di flusso la mente diventa più acuta, più lucida e ci aiuta a fare ordine, fra ciò che è utile e ciò che appesantisce il nostro animo.

Secondo la psicologa Gloria Martínez Ayala, quando coloriamo attiviamo entrambi gli emisferi celebrali: “L’attività coinvolge sia la logica (emisfero sinistro), tramite cui coloriamo le forme, che la creatività (emisfero destro), quando mischiamo e combiniamo i colori. Il rilassamento che ne deriva abbassa l’attività dell’amigdala, una parte basilare del nostro cervello coinvolta nel controllo delle emozioni e che è colpita dallo stress”.

Non è solo la concentrazione ad aumentare quindi ma anche la creatività interiore: colorare (all’interno o all’esterno di righe) allena gli adulti ad affrontare i problemi in modo creativo e quindi trovare le soluzioni migliori.

Ma non è finita qui perché mentre si colora si attivano quelle aree del nostro cervello che sono legate alle emozioni. Lo sapete che i mandala sono riconosciuti dalla psicologia moderna come una rappresentazione del nostro io e delle emozioni che proviamo mentre coloriamo? Sono dei potenti simboli che inducono uno stato di rilassamento e trasformazione emotiva!

Nel colorare si attiva una connessione profonda con le nostre emozioni, tanto che questa pratica diventa un viaggio dentro se stessi, durante il quale si ha la possibilità di sciogliere quei nodi che creano più problemi.

Ai corsi T.i.E. lavoreremo anche attraverso il colorare come esperienza di sperimentazione delle proprie emozioni e come aiuto per sciogliere quei nodi che ci imbrigliano.

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TiE e la Formazione Esperienziale: come? -parte seconda

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Come abbiamo coniugato, in TiE, questa teoria alla formazione esperienziale?

Le emozioni nella formazione esperienziale acquisiscono un ruolo centrale non solo perché vengono definite il catalizzatore dell’apprendimento (ciò che aiuta a fissare i contenuti d’apprendimento) ma anche perché rappresentano uno strumento di lettura che la persona ha rispetto a se stessa.

Il momento del debriefing/della riflessione in tal senso ha come scopo primo quello di accompagnare la persona a riconoscere le emozioni che una data situazione ha provocato in lei. Nel riconoscere le proprie emozioni e associarle a dei momenti specifici, la persona è in grado di identificare che cosa per lei è significativo e possiede rilevanza.

Le emozioni che proviamo “sono riconoscimenti di bisogno, di assenza di autosufficienza” (Nussbaum, 2001).

Nella loro natura di “forme di giudizio valutativo che attribuiscono a certe cose e persone, non controllabili dall’agente, una grande importanza per la sua prosperità” (Nussbaum, 2001), le emozioni ci ricordano di essere intimamente legate ai nostri bisogni.

A questo punto vi stuzzichiamo, lanciandovi una domanda:

imparare ad ascoltarle, leggerle e gestirle non può voler dire imparare ad ascoltare i nostri bisogni più autentici?

 

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Le emozioni sono moti…(molto) intelligenti? – parte prima

teChe valore hanno per voi le emozioni?

Avete presente quel modo di dire “sei tosto come uno stoico!”?

Ecco, qualcuno un giorno ha deciso di inventare questo complimento perché questi antichi fisolofi, gli stoici appunto, andavano in giro a bearsi della loro capacità di sopportare qualsiasi situazione. E sapete perché?

Perché, a loro dire, erano così capaci di distaccarsi dalle situazioni che provavano, che erano in grado di sopportare qualsiasi cosa! Erano talmente abili nel lasciare le emozioni fuori dalla loro vita, che non erano costretti alle sofferenze di tutti gli altri comuni mortali. Perché, parliamoci chiaro, anche nella Grecia antica le emozioni eccessivamente intense erano viste come una scocciatura!

Come vivevano gli stoici? Avevano escogitato una strategia di vita a prova di emozioni! Se ne stavano beati e tranquilli in una condizione di atarassia, ben rinchiusi in se stessi, preservandosi dalle interazioni con il mondo, sicuri di non essere disturbati da nessuno, né tantomeno dalle proprie emozioni.

Dobbiamo ammettere nella quotidianità della nostra vita, risulta alquanto improbabile pensare di starsene in questa condizione ideale che porta all’atarassia (ovvero l’assenza di emozioni). Isolarsi dal mondo, per sfuggire dalle emozioni, forse non è la strategia migliore per imparare a maneggiarle.

Ma una cosa questi signori l’avevano capita.

Non è che, passato tutto questo tempo, ci ricordiamo di loro solo perché proponevano un ideale di vita bizzarro (che poi per alcuni tanto bizzarro non è… e forse sarebbe meglio definirlo per pochi).

Bisogna riconoscere a questi filosofi, così lontani da noi nel tempo, di aver elaborato una teoria delle emozioni così tanto vicina agli studi attuali di neuroscienze.

“Le emozioni ci disturbano e sono strettamente connesse con il mondo esterno.” Quindi, stando al loro ragionamento “se ti isoli dal mondo, previeni il rischio di essere disturbato”.

Sforziamoci un po’ di più e leggiamo il tutto secondo un’altra chiave… se le emozioni sono così intimamente legate all’ambiente, vorrà dire che esse ci danno informazioni su come noi reagiamo al mondo esterno.

…e vuoi vedere che leggere le nostre emozioni, ci può aiutare a comprendere come gestiamo ciò che ci accade: come viviamo la realtà?

La filosofa Martha Nussbaum si riferisce proprio a questo quando parla di un’intelligenza delle emozioni (nella sua opera L’intelligenza delle emozioni, 2001), defininendole un qualcosa di buono per noi, utile per orientarci nel mondo. Le emozioni che proviamo, afferma la filosofa, ci forniscono delle informazioni sull’effetto che una certa situazione ha su di noi. In questo senso Nussbaum ipotizza che le emozioni siano forme di giudizio che ci dicono chiaramente che cosa ha rilevanza per la persona, ci forniscono una sua mappa del mondo e del come vive la realtà.

Insomma, le emozioni sono intelligenti!

Ok, ma come coniugare tutto ciò con la formazione esperienziale di TiE?

Questa è un’altra storia e… ve la racconteremo nel nostro prossimo articolo!

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